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Paragrafo  3  .  Il  rapporto  tra i due blocchi:  prove  di  forza  e

iniziative per la distensione.

     
Nei   primi  anni  Sessanta  le  relazioni  tra  USA  e  URSS   furono
contrassegnate   da   un   susseguirsi   di   minacce   reciproche   e
rassicurazioni,    imposizioni    e    concessioni,    contrasti     e
collaborazioni. Questo fu il risultato della politica  estera  seguita
da  Nikita  Kruscev  e da John Fitzgerald Kennedy  (eletto  presidente
degli   Stati  Uniti  nel  1960),  che  alternarono  un  atteggiamento
distensivo a manifestazioni di fermezza e di potenza.
     In  Europa  uno  dei  punti caldi continuava ad  essere  Berlino,
ancora  suddivisa in due parti: quella orientale, sede della  capitale
della  repubblica democratica tedesca, e quella occidentale, sotto  la
sovranit delle potenze alleate nonostante le richieste di Kruscev  di
trasformarla   in   citt   libera   e   demilitarizzata.   Constatata
l'inefficacia  delle  sue  pressioni, il leader  sovietico  ordin  la
costruzione di una barriera che dividesse definitivamente  in  due  la
citt, onde arginare l'esodo di cittadini dalla repubblica democratica
a  quella federale (2.691.270 dal 1949): la notte tra il 12  e  il  13
agosto del 1961 venne eretto un muro di cemento e filo spinato.  Lungo
107  chilometri, alto dai 4 ai 10 metri e largo quasi due  metri,  con
207  torrette,  136  bunker, 267 piste per cani da guardia,  20  sonar
antitunnel,  sorvegliato  da  guardie  armate  pronte  a  sparare  sui
fuggiaschi  -  decine  di  persone verranno  cos  uccise  negli  anni
seguenti  -  esso  diventer un tragico segno tangibile  della  guerra
fredda e della mancanza di libert.
     Una   chiara  dimostrazione  delle  dimensioni  planetarie  della
contrapposizione tra blocchi si ebbe nel 1962, quando USA  e  URSS  si
fronteggiarono in una pericolosa prova di forza a Cuba. Qui, nel 1959,
Fidel  Castro  aveva  rovesciato la dittatura  di  Fulgencio  Batista,
protetta dagli Stati Uniti, ed aveva instaurato una repubblica di tipo
socialista.  Il  nuovo  governo  cubano  era  entrato  ben  presto  in
contrasto  con  quello  americano, il quale aveva  reagito  prima  con
l'embargo economico e poi con un progetto di intervento militare,  che
prevedeva  lo  sbarco di 1500 fuoriusciti cubani in una  piccola  rada
sull'isola,  chiamata  "baia dei porci".  Il  piano,  preparato  dalla
Central  Intelligence  Agency (CIA) su ordine  del  presidente  Dwight
David  Eisenhower,  venne ereditato dal nuovo capo della  Casa  Bianca
John  Fitzgerald Kennedy, che ne autorizz l'esecuzione. Il fallimento
del  tentativo fu seguito da un peggioramento dei rapporti tra  i  due
paesi;  gli  Stati  Uniti proseguirono con la tattica dell'isolamento,
ottenendo, alla conferenza di Punta del Este (Uruguay, 1962),  che  le
repubbliche  latinoamericane rompessero  le  relazioni  commerciali  e
diplomatiche con Cuba. Fidel Castro ader al marxismo-leninismo  e  si
leg  all'Unione  Sovietica, dalla quale  ottenne  aiuti  economici  e
militari, tra
     
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     cui   alcune  basi  di  lancio  per  missili  nucleari.   Quando,
nell'ottobre del 1962, queste ultime vennero scoperte da un aereo-spia
americano,  il presidente Kennedy decret il blocco navale  dell'isola
per  impedire  ulteriori  sbarchi di armi e chiese  lo  smantellamento
delle  basi missilistiche. Dopo giorni di frenetiche trattative tra  i
due  capi di stato, che tennero il mondo in ansia per la paura  di  un
nuovo  conflitto, Mosca accett di smantellare le basi,  ottenendo  in
cambio l'impegno di Washington a rispettare l'indipendenza di Cuba.
     Dopo  la  crisi  di  Cuba  del  1963,  la  coesistenza  pacifica,
nonostante  lo  scoppio di gravi conflitti come  quello  nel  Vietnam,
l'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968 e le guerre arabo-
israeliane, fu ricercata con pi determinazione, onde raggiungere  una
maggiore distensione. Nel giugno del 1963 la Casa Bianca e il Cremlino
vennero  collegati da una linea di comunicazione diretta (il "telefono
rosso"),  da  usare  nei momenti di emergenza allo  scopo  di  evitare
errori  o malintesi che potessero provocare lo scoppio di una  guerra.
Nell'agosto  dello stesso anno Washington e Mosca si  accordarono  per
una  limitazione degli esperimenti nucleari. Nel giugno del 1968 venne
sottoscritto un trattato sulla non proliferazione delle armi atomiche,
al  quale  per non aderirono Cina, India, Israele e Francia.  Le  due
superpotenze spostarono quindi l'attenzione dal problema delle armi  a
quello  dei  vettori  di  testate nucleari  e  nel  1969  avviarono  i
negoziati noti come SALT 1 (Strategical Arms Limitation Talks), che si
conclusero nel 1972 con un accordo sottoscritto a Mosca dal presidente
statunitense  Richard  Nixon  e dal segretario  generale  del  partito
comunista sovietico Leonid Breznev, che stabiliva un limite al  numero
di  postazioni di rampe fisse e sottomarine.
     Il  processo  di  distensione internazionale  fu  favorito  anche
dalla   nuova   linea  di  politica  estera  attuata  dalla   Germania
occidentale  dal  1969  al 1974. Qui il cancelliere  socialdemocratico
Willy Brandt, con la sua Ostpolitik (politica orientale), consent  la
normalizzazione dei rapporti tra Bonn e i paesi del blocco sovietico e
l'avvio del reciproco riconoscimento dei due stati tedeschi.
     Evento  significativo  fu  anche  la  prima  conferenza  per   la
sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE), alla quale parteciparono
rappresentanti  di  tutti i paesi europei, del Canada  e  degli  Stati
Uniti; iniziata nel 1973, essa si concluse a Helsinki nel 1975 con  la
firma  di  una  convenzione, che impegnava gli stati  a  rispettare  i
confini   stabiliti  dopo  la  seconda  guerra  mondiale,  a  regolare
pacificamente  i  contrasti, a non interferire gli  uni  sugli  affari
interni degli altri e a rispettare i diritti e le libert fondamentali
dell'uomo.
